natale in pediatria e catastrofi catartiche
come dicevo, forse non qui ma come dicevo, ci sono casi in cui la tua vita sembra averc ambaito regista e genere, e tutto diventa come orchestrato in maniera distrota e infamigliare, i dialoghi scadenti, i tempi morti, il genere melodrammatico e paludoso.
e cosi ti ritrovi a recitare ruoli che no avresti immaginato mai, piu tragici che comici piu patetici che sarcastici. ma non ci sei abituato, ci stai stretto, e tu in quanto attore cerchi il brio della commedia sagace anche dove il copione non te la consente, non ci sta. in questa lotta alle volte l'attore puo vincere, ma ha un potere limitato. embe. embe.
è un casino passare dai venti ai trenta, una tortura a fuoco lento. e guardo la mia faccia e mi dico fossi rimasta bambina sarei piu grande e felice, è solo il peso di enormi impalcature di adultim babmini che cerca di schiacciarti. e tu con la forza di quello che hai negli occhi devi accantorala palsamrla vincerla.
e cosi natale in reparto pediatria con mio fratello quindicenne collassato per bevute scitiche, e pranzo di natale urlato a urlare le mie ragioni contro parenti che mi rubano e mi han rubato pezzi o tutto mio padre per anni.
cose difficili e sedimentate, e l'importanza, nel cinema e nella vita, della scena corale in cui tutto scoppia, della goccia che fa traboccare il vaso, dell'attimo catartico che soffre e urla e cura, del perseverare contro i nostri mulini a vento.
punti di catastrofe, li chiama qualcuno.
vado a farmi un te